17 novembre 2017
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Fratta polesine e le sue ville

Villa Badoer, progetto di Andrea Palladio a Fratta Polesine

A Fratta Polesine sorge Villa Badoer, detta anche ‘La Badoera’, è di proprietà della Provincia di Rovigo, monumento nazionale patrimonio Unesco.

Fu commissionata da Francesco Badoer al celebre architetto Andrea Palladio e la costruzione avvenne attorno al 1555.
Il disegno della villa è presente come illustre esempio, con alcune differenze rispetto alla costruzione attuale, nei celebri Quattro Libri dell’Architettura del 1570.
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L’edificio residenziale di Fratta Polesine è una semplice volumetria a cui si accede per una ampia e articolata scalinata che immette nel monumentale pronao.

Sul portico del Pronao (e negli interni) vi sono decorazioni affrescate di Giallo Fiorentino con fantasiose ‘grottesche’ alla moda nella metà cinquecento.

E’ circondata da barchesse che si estendono a semicerchio, come due ali con ampi porticati sostenuti da colonne.
I giardini sono ingentiliti da fontanelle ed eleganti statue.

 

Museo Archeologico Nazionale

Presso la Barchessa di Villa Badoer si trovano i reperti degli scavi di insediamenti protostorici veneti-antichi provenienti soprattutto dall’insediamento di Frattesina.

Frattesina è stato uno degli insediamenti più importanti della cultura protovillanoviana, dall’età del bronzo (XIII sec. a.C.) agli inizi dell’età del ferro (X sec a.C.).

Caratterizzante la cultura villanoviana sono le ‘Situle’ (secchie in bronzo) cinerarie rinvenute nella necropoli di Frattesina. Significativa l’attività di fusione e lavorazione dei metalli (bronzo) ed anche del vetro e dell’ambra, a testimonianza degli stretti rapporti sia con il medio oriente e sia con le culture nordiche baltiche.

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Altre testimonianze che svelano la strategica posizione di Frattesina riguardano la lavorazione dell’avorio africano.
Frattesina, un po’ come la più famosa Aquileja, era un importante snodo viario e commerciale tra l’Europa interna e i paesi mediterranei, trovandosi in felice posizione riparata sulla terraferma, ma poco lontana dal mare lungo canali facilmente navigabili e in particolare lungo il Po di Adria, uno dei rami principali del grande fiume.

Era un villaggio molto grande ed importante che si estendeva per oltre 20 ettari di terreno (attualmente in campagna aperta senza insediamenti), i cui reperti sono stati scoperti nel 1967 dal Centro Polesano Studi Storici Archeologici Etnografici (Cpssae) di Rovigo.

 

Villa Grimani Molin ora Avezzù Pignatelli di scuola palladiana, detta Villa della Carboneria a Fratta Polesine

Sorge a Fratta Polesine lungo la stessa via accanto alla più celebre La Badoera alla quale con evidenza si ispira.

E’ di architetto ignoto del XVI secolo, di poco posteriore alla Badoer.

Lo confermano anche gli affreschi decorativi che s’ispirano alla più celebre vicina ed anche a temi del Veronese.

Si differenzia nettamente per la “destinazione d’uso”, più indicato per la vita padronale di campagna che per rappresentanza.

La villa è soprannominata ‘Della Carboneria’ per le vicende risorgimentali che la videro protagonista, da notare che altre ville nobili del paese hanno questo soprannome dovuto alla partecipazione attiva dei proprietari.

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La vicenda dei ‘Carbonari della Fratta’ inizia l’11 novembre 1818, allorquando donna Cecilia Monti di Fratta radunò i Carbonari nella sua villa con il famoso pranzo che diede origine a tante sciagure.

Pochi giorni dopo quel fatale convegno i convenuti furono tutti arrestati dalla prima repressione austriaca del Lombardo-Veneto.
Emerge con evidenza storica che la nobiltà di campagna (ma non la nobiltà lagunare di Venezia e non la popolazione contadina) guardavano con entusiasmo patriottico e romantico all’unificazione dell’Italia, realizzatasi nel 1866.

Riguardo Alla Busa Staff

Alla Busa Staff
L’Osteria Trattoria alla Busa apre agli inizi degli anni trenta, quando Tullio Bernardinello, nonno materno dell’attuale gestore, adibisce ad osteria una casa ai margini del Borgo di San Martino di Venezze. La cucina è quella semplice e tradizionale, basata principalmente sui piatti tipici delle osterie del tempo. I piatti sono accompagnati con vino sfuso in bottiglioni che nonno Tullio va personalmente a scegliere presso i contadini dei Colli Euganei, servendosi per il trasporto di carrettieri che non di rado rappresentano la clientela abituale delle osterie di paese.

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