24 giugno 2018
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Ristorante Trattoria Alla Busa | Rovigo

Chioggia e Sottomarina – laguna Sud di Venezia, riviera adriatica

Chioggia

città sospesa tra la laguna ed il mare, tra la terraferma ed il grande Delta del Po.
Venezia in miniatura e, allo stesso tempo, un mondo profondamente diverso da Venezia.

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Secondo alcuni storici la città sarebbe stata una colonia di Pelasgi, popolazione dell’Asia Minore, insediatesi 2000 anni a.C. fortificando artificialmente con possenti mura le barene lagunari. Ne sarebbero la prova alcuni tratti di mura rinvenuti nella laguna di Lusenzo ed il termine ‘Cluza’ (fatta artificialmente).
Più leggendarie le origini dovute a Clodio, guerriero fuggito dalla mitica Troia assieme ad Enea, leggenda per altro comune ad altre città venete, quali Padova.
Per gli storici latini Cassidoro e Plinio il Vecchio la città era chiamata ‘Sal Clugiae’ ed era già un importante centro di produzione del sale in epoca romana. La produzione del sale si protrasse per tutto il medioevo quando le isole lagunari, e suprattutto quelle che formeranno Venezia, si popoleranno di abitanti provenienti dalla terraferma, in fuga dal devastante avanzare dei ‘Barbari’ (IV-VI secolo).

Il nome nel frattempo si evolve: Cluza, Clugia, Clodia, Chioza, Chiozza (leggi Cioxa, ancora comunemente usato in lingua veneta), Chioggia.
La parlata stessa di Chioggia è particolare, un antico dialetto della lingua Veneta, e si stacca nettamente dal dialetto di Venezia città.

Le isole lagunari erano riunite in confederazione di dodici comunità, tra le quali la XII Clodia Maior (Chioggia) e la XI Clodia Minor (Sottomarina).
Le altre isole erano: I Grado, II Bibione, III Caprule (Caorle), IV Eracliana (Eraclea), V Equilio (Jesolo), VI Torcello, VII Moriana (Murano), VIII Rivo-Alto e Olivolo (Rialto e Castello, sestieri di Venezia), IX Malamocco, X Pupilia (Poveglia).
Il centro amministrativo della confederazione fu spostato da Torcello a Malamocco ed infine a Rivoalto-Olivolo che, di fatto, assunse sempre più importanza espandendosi nella fitta rete di isolotti e barene, con centro religioso e amministrativo nella chiesa di San Marco e nel palazzo dogale, in felice posizione strategiaca al centro della laguna, divenendo quella che conosciamo come Venezia.

Chioggia nel 1100 divenne sede Vescovile, ma l’importanza dell’industria del sale, la ricchezza della città e non ultima la contrapposizione con la crescente potenza di Venezia, portarono a contese tra Veneziani e Genovesi, poi sfociate nella ‘Guerra di Chioggia’ ed anche nella distruzione di Comacchio, altra importante potenza lagunare, da parte Veneziana.
La conquista veneziana pone fine alla guerra con Genova (1381), ma lascia Chioggia quasi completamente distrutta decretandone il declino, aggravato nei secoli seguenti da pestilenze e carestie.
Scompaiono le ricche saline e solo nel settecento l’economia si riprende grazie alla nuova attività, la pesca, che porta Chioggia ad essere il più importante mercato ittico dell’alto Adriatico.

Il settecento vede anche importanti lavori da parte della Veneta Repubblica che, oltre ai ‘Murazzi’ di Sottomarina, grandiosa opera per la difesa dalla potenza del mare, costruisce attorno a Chioggia numerose opere militari quali i forti di San Felice e Ca’ Roman all’imbocco della laguna, gli ottagoni in laguna, il sistema fortificato di Brondolo ed il forte di Cavanella d’Adige, questi ultimi non più esistenti.
La cintura fortificata sarà sfruttata e potenziata anche dai dominanti austriaci dopo la caduta della Serenissima.

Riguardo Alla Busa Staff

Alla Busa Staff
L’Osteria Trattoria alla Busa apre agli inizi degli anni trenta, quando Tullio Bernardinello, nonno materno dell’attuale gestore, adibisce ad osteria una casa ai margini del Borgo di San Martino di Venezze. La cucina è quella semplice e tradizionale, basata principalmente sui piatti tipici delle osterie del tempo. I piatti sono accompagnati con vino sfuso in bottiglioni che nonno Tullio va personalmente a scegliere presso i contadini dei Colli Euganei, servendosi per il trasporto di carrettieri che non di rado rappresentano la clientela abituale delle osterie di paese.

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