18 novembre 2018
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alla scoperta di Rovigo

Alla scoperta di Rovigo, tanta arte e buona cucina nel cuore del Polesine

Alla scoperta di Rovigo, tanta arte e buona cucina nel cuore del Polesine

La chiamano “Mesopotamia d’Italia” perché delimitata dai due fiumi più lunghi, il Po e l’Adige, uno dei territori più fertili del Paese, immerso nelle magiche atmosfere del Delta del Po, una delle più vaste zone umide europee e del Mediterraneo.

L’Adriatico è vicino, a una quarantina di chilometri.

Rovigo, nel cuore del Polesine, è una città di terra e di acqua, piccola e piena di emozioni. Grazie alla posizione strategica, Rovigo e il suo territorio furono sempre oggetto di contesa, in particolare tra gli Estensi di Ferrara, già presenti nel 1117, e la Repubblica di Venezia che conquistò la città nel 1482, sottolinearono il nuovo corso storico edificando una colonna con il Leone di San Marco nella bella piazza Vittorio Emanuele, la principale del centro storico, e il Tempio della Beata Vergine del Soccorso, detta La Rotonda, di pianta ottangonale, progetto di Francesco Zamberlan, allievo di Palladio. Piazza Vittorio Emanuele è il cuore della città.

Ed nei suoi bei palazzi rinascimentali che si svolgono gli appuntamenti culturali della primavera. Dal 24 marzo al 1° luglio, Palazzo Roverella sarà sede di “Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi”, un’esposizione che, come sottolinea il curatore Alberto Barbera, direttore della Mostra del cinema di Venezia, « ricostruisce il rapporto intenso, profondo e originale fra un territorio dalle caratteristiche pressoché uniche e i registi italiani, dando vita a opere destinate a rimanere nella storia del cinema». Tanto per fare qualche nome, da questa parti hanno girato Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni, Ermanno Olmi e Carlo Mazzacurati, interpretando poeticamente colori, suoni, silenzi e gente del Polesine.

L’altra mostra primaverile, ospitata invece a Palazzo Roncale dal 13 aprile al 1° luglio, si intitola “Meryt e Baby” ed è dedicata a due mummie egiziane, l’una di una giovane donna, la seconda di un bambino. Accanto ai due corpi imbalsamati, che verranno restaurati davanti ai visitatori, saranno presentati tutti i reperti della Collezione Valsé Pantellini, la più ampia del Veneto, con più di 550 pezzi provenienti dall’antico Egitto. Sempre a Palazzo Roncale è esposta la pregiata pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, con capolavori del Tiepolo, di Giovanni Bellini e Jacopo Palma il Vecchio. Per comprendere meglio la storia di Rovigo, si può anche visitare il Museo dei grandi fiumi nel Monastero degli Olivetani, un complesso architettonico del XIII secolo. L’esposizione illustra le peculiarità archeologiche, etnografiche e culturali della provincia, dall’età del Bronzo al Rinascimento, attraverso un innovativo e scenografico allestimento di diorami, strutture multimediali e plastici che ricostruiscono abitazioni, abiti e attività nei diversi millenni.

Agli appassionati di reperti si consiglia anche una gita fuori a Fratta Polesine, per visitare il Museo archeologico di Villa Badoèr, firmata da Antonio Palladio e Patrimonio Unesco. Senza dimenticare il Museo archeologico nazionale di Adria, l’antica cittadina fondata dagli Etruschi dalla quale prende nome il mare Adriatico.

Non si può però lasciare Rovigo senza aver assaggiato la sua buona cucina.

Piatti poveri ma gustosissimi preparati con materie prime che arrivano dalla pianura, dalle lagune del Delta del Po e dall’Adriatico, come il risotto con anguilla, cefalo e branzino o quello con la salsiccia sbriciolata (tastasale), e quello con i “bruscandoli”, nome veneto dei germogli di luppolo selvatico. Ci sono poi i fagioli dell’occhio in salsa d’acciughe; gli gnocchi rustici preparati con le patate americane (maneghi); la miassa, una torta morbida a base di zucca, insaporita da mele, miele e spezie… L’elenco è lungo, troppo. Ci limiteremo a segnalare che molte materie prime si possono acquistare da “Che gusto!”, la bottega di Confagricoltura in Piazzetta Annonaria: è un vero e proprio tempio delle eccellenze agroalimentari e delle Dop e Igp della provincia, come la cozza di Scardovari, l’aglio bianco polesano, il riso del Delta del Po e l’insalata di Lusia.

Per esplorare la provincia il Rovigo Convention & Visitors Bureau ha preparato dei pacchetti comprensivi di visite alle mostre, escursioni e soggiorno. Un esempio è l’offerta “Cineweekend”, che include anche la proiezione di un film girato sul Delta del Po, nel giardino di una villa, in una tenuta rurale o in un palazzo storico.

Ospitalità
Corte Vignazza

Un bed and breakfast a Sarzano, a 5 minuti dal centro storico, con tre camere graziosamente arredate.
Tenuta Castel Venezze
A 12 km da Rovigo, poche camere ben sistemate, un parco, una piscina ecologica e un ristorante.
Villa Pisani Bolognesi Scalabrin
Una struttura palladiana con otto camere dagli arredi storici e vista sul parco che è un’opera d’arte in sé. Dal 24 marzo e fino al 25 aprile, ospita la mostra all’aperto “Giardinity, nuovo impressionismo olandese”, una meravigliosa fioritura di 70 mila tulipani che si mescolano all’erba e ai fiori spontanei del giardino. La villa è a Vescovana, in provincia di Padova, ma dista solo 20 minuti da Rovigo.

Mangiare

Trattoria alla busa, San Martino di Venezze. Ristorante di pesce, specialità, i crudi.
Tavernetta Dante 1936 (tel. 042526386), Rovigo. In centro storico, un locale altrettanto storico, con piatti regionali, ovvero di terra e di mare.
Alla Cappa d’Oro, Stanghella. Pesce fresco del Mediterraneo, alla griglia la specialità, e prodotti della Valle del Po.
Osteria il Morin, Pontecchio. Il punto di forza qui è il giovane chef Luca Fraccon: super!
Il Profumo della freschezza, Lusia. Agriturismo con orto didattico e ristorante vegano. Tutto ovviamente biologico.

Fonte

Riguardo Alla Busa Staff

Alla Busa Staff
L’Osteria Trattoria alla Busa apre agli inizi degli anni trenta, quando Tullio Bernardinello, nonno materno dell’attuale gestore, adibisce ad osteria una casa ai margini del Borgo di San Martino di Venezze. La cucina è quella semplice e tradizionale, basata principalmente sui piatti tipici delle osterie del tempo. I piatti sono accompagnati con vino sfuso in bottiglioni che nonno Tullio va personalmente a scegliere presso i contadini dei Colli Euganei, servendosi per il trasporto di carrettieri che non di rado rappresentano la clientela abituale delle osterie di paese.

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